Distanza tra gli edifici: le novità del decreto Sblocca Cantieri.

Il decreto Sblocca Cantieri introduce importanti novità nel settore dell’edilizia, prevedendo distanze inferiori di 10 metri per le demolizioni e ricostruzioni.

decreto sblocca cantieri

Il decreto legge 32/2019, più famoso come decreto Sblocca Cantieri, è stato convertito in legge e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Tra le varie novità introdotte per favorire un rilancio dell’edilizia italiana, il testo riporta il concetto generale secondo cui gli interventi di demolizione e ricostruzione degli edifici sono consentiti se rispettano le distanze legittimamente preesistenti e va a modificare una norma del 2001 che riguarda i limiti di distanza minima tra i fabbricati.

Tale norma faceva riferimento a una precedente normativa del 1968; in pratica per oltre 50 anni ai nuovi edifici appartenenti a tutte le zone diverse dai centri storici è stato imposto di rispettare una distanza minima assoluta di 10 metri tra pareti finestrate, anche nei casi in cui il piano urbanistico locale ne consentiva una inferiore.

La condizione era valida anche nelle opere di demolizione e ricostruzione, fino ad oggi ostacolate dai limiti di densità edilizia, altezza e distanza tra edifici previsti dal DM 1444/1968.

Il nuovo articolo 5 “Norme in materia di rigenerazione urbana”, comma 1, lettera b del decreto Sblocca Cantieri racchiude un notevole cambiamento: presto Regioni e province potranno introdurre, con leggi e regolamenti, deroghe al regime delle distanze e degli standard urbanistici previsti dal citato DM 1444/1968.

Infatti la ricostruzione sarà comunque consentita nel rispetto delle distanze legittimamente preesistenti purché venga effettuata assicurando la coincidenza dell’area di sedime e del volume dell’edificio ricostruito con quello demolito.

Così come si legge nello stesso art. 5 del decreto, tutto questo mira a favorire la riqualificazione urbana dei centri storici e delle zone già edificate,

“Al fine di concorrere a indurre una drastica riduzione del consumo di suolo e a favorire la rigenerazione del patrimonio edilizio esistente, a incentivare la razionalizzazione di detto patrimonio edilizio, nonché a promuovere e agevolare la riqualificazione di aree urbane degradate con presenza di funzioni eterogenee e tessuti edilizi disorganici o incompiuti, nonché di edifici a destinazione non residenziale dismessi o in via di dismissione, ovvero da rilocalizzare, tenuto conto anche della necessità di favorire lo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili e di assicurare il miglioramento e l’adeguamento sismico del patrimonio edilizio esistente, anche con interventi di demolizione e ricostruzione”.

Vedremo se l’intento di offrire un maggior sostegno alle imprese ed incentivare la riqualificazione urbana attraverso deroghe e incentivi darà i suoi frutti…

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